Il faraone d’Olanda di Kader Abdolah – Iperborea


A sentir parlare di amicizia femminile sono abituata. Elena Ferrante ha costruito una tetralogia di impatto mondiale raccontando le vicende di Lila e Lenù. Ne conosciamo bene, forse più per vissuto reale, tutta la complessità e la difficoltà. A volte c’è una spaccatura e un non ritorno. Soli e muti ci si chiede: quanto valevamo l’uno per l’altro?

Kader Abdolah è uno scrittore iraniano, rifugiato politico nei Paesi Bassi. Prima di essere rifugiato vive in una regione di stretta osservanza islamica. Suo nonno, anch’egli scrittore, verrà assassinato dallo scià.
Torna a parlare del ritorno alla terra d’origine anche in questo libro – tutto deve tornare dove ha avuto inizio – e lo fa attraverso un’amicizia decennale, con la morte di entrambi che incombe, e la memoria di uno che sparisce per fluire nell’altro: proprio come se uno fosse l’hard disk dell’altro.
Sullo sfondo, una regina egizia da riportare in patria, dei figli che non capiscono a pieno testardaggine e valori dei genitori.
Ci si ferma a pregare davanti all’atelier del vicino scomparso, si ha cura di orti mummie e amici.
Si è devoti alle gentilezze: Merneith è una regina bardata di bracciali d’oro, ma nella cantina di una casa olandese è solo una piccola ragazzina con le ginocchia abbracciate al petto: Abdolkarim dipingerà negli anni una camera funeraria per farle compagnia, piangerà insieme all’amico la morte della moglie, e insieme alla figlia la morte del padre.
Quello che fa Il Faraone d’Olanda è sorprendente.

Si fanno i conti fra due generazioni, fra terra d’accoglienza e terra natia, tramite la delicatezza di un’amicizia che permea il contorno e insegna comprensione e perdono.
Sembra scontato? È invece un quadro che in uno spazio sociale sempre finalizzato ai propri interessi, lascia sorpresi e inteneriti. La monetizzazione è denudata, con rispetto, mostrata al lettore per quel che è: niente di più, niente di meno.
Questa storia è, soprattutto, un inno alla fede cieca nell’obiettivo: niente ostacoli, niente circostanze. Tutto decide il dio Ra, contornato da Toth e gli altri: gli dei certo non stanno relegati fra le nuvole, ma vigili sul Nilo fra coccodrilli e piramidi…

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