Se non è catartico non mi serve


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Per me marzo è il mese-pontile dismesso. Allora torno a leggere Bulgakov, come ogni parentesi in cui servano profondità o vividezze, e alla fine in qualche modo c’entra sempre la poesia. Ivan Nikolaevic venne trasportato in clinica legato mani e piedi, in una notte calda, e lucido sebbene considerato schizofrenico disse dure verità ad un suo collega poeta nella Mosca de Il maestro e Margherita.

Ivan Nikolaevic continuava a parlare del diavolo che aveva conosciuto Ponzio Pilato, di quel professore che aveva previsto la morte di Berlioz lo scrittore: l’evento scatenante, dunque, la torre della tarologia che giunge improvvisa per ristabilire un ordine tramite la distruzione. All’altro poeta rivolge accuse gravissime, infamanti: quell’uomo è un ipocrita, i suoi stupidi, stupidi versi sono una recita, e per il malcapitato l’invettiva crudele è l’evento che scatena la vecchiaia improvvisa, una conoscenza folgorante di tutta la nausea del mondo, della sua insensatezza e del peso di quest’ultima in una notte di illuminazioni, bevendo vodka in veranda.

Siano benedetti, dunque, i poeti per averci insegnato a riconoscere il fuoco ardente, gli eventi che ci scuotono dall’inerzia, le loro immagini vivide o loro assestate critiche. Siano maledetti i poeti finti bistrattati piccolo borghesi, scontenti del mercato o acclamati da un pubblico social facile, di più quelli iper famosi per forza a cavalcare l’onda: taluni ci hanno convinto che la parola sia cosa seria, lenta e ragionata mentre il mondo letterario, sociale, corre sempre più veloce e non dà tempo ai verdi anfratti, alle ali di carta o alla luna specchiata in mare; talaltri ci hanno dimostrato che andava bene fermarsi a pensare, ad osservare, nel mentre subdolamente ci hanno resi solitari resistenti.

La resistenza, si sa, è a tratti felice ed entusiasta, ma dolorosa. E il dolore non è un sentimento che tutti riescono ad accogliere.

È stato resistente Majakovskij fino alla fine dei suoi giorni, vissuti in calce a versi disperati per l’amata attrice, desiderosi d’una pace che provenisse o dal vuoto o dall’impossibile.

Resistente Anna Achmatova, coi suoi tratti atipici, duri e le poesie incenerite- ce la si fa ad immaginare, oggi, di dover scrivere in segreto?- i russi lo sanno, eppure gli stolti presi dalla frenesia censoria in Italia e nel mondo l’hanno dimenticato.

Resistente fu il poeta, anzitutto un poeta prima che politico, Panagoulis: quelle sue poesie intrise di tragedia greca affiancata all’uomo che stava affacciandosi, negli anni ‘70, alla modernità attraverso lo scoperchiamento della dittatura dei colonnelli, quei suoi versi scritti col sangue nella cella di Boiati.

Rivoluzione l’inchiostro di Patrizia Cavalli o Mariangela Gualtieri: lo stigma della scrittrice donna che non era trascorso, figurarsi della poetessa. La rivoluzione femminile della delicatezza e pure della potenza esaltante, convincente, impressa a fuoco.

La Rivoluzione dei poeti urla contro vento e non chiede il permesso a nessuno, può rimanere vittima di logiche capitalistiche ma trova la sua via, inesorabile come il corso di un fiume. Se è vero che la poesia nasce da una rivoluzione per lo scrittore e s’innesta nel lettore che la coglie, ci sarà sempre l’evento scatenante che sarà umanamente condivisibile, politicamente netto, allora fintanto che sarà fatta la sua volontà potremo dire di essere vivi, reattivi.

Invece dagli ultimi anni sembra si sia formato un contro movimento poetico che non è nè rivoluzionario né resistente: quel frammento facilmente instagrammabile, un pensiero che non smuove grandezze, dimenticabile, soporifero più che ruggente.

Anche i poeti moderni più affermati sono caduti nella trappola dell’istantaneo, pensando che tanto più si condivide tanto più si circola: in realtà l’effetto specchio è che lo scrittore esercita non più per emozione bensì per dovere o peggio, per paura di perdere la condivisione.

Questo in sintesi è l’Anti poeta per eccellenza. Alla fine, il verso è un po’ come l’amore descritto da Wislawa: un amore felice- una poesia felice e facile?-Di cosa se ne fa il mondo? È utile? C’è necessità in questi tempi ristretti, sopiti, della catarsi: chè la facilità e l’immediatezza possono sembrare allettanti, ma non fanno evolvere.

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