Noi credevamo che il pericolo fosse scampato: da Carla Lonzi al femminismo imbonitore


In definitiva noi credevamo che il pericolo fosse scampato, tuttalpiù lontano ad est o confinato nei comitati pro life o caldeggiato in qualche Stato più ideologicamente marcato, tuttavia mondialmente additato.

In definitiva c’eravamo illuse che la lotta femminista si risolvesse coi nuovi metodi, e che ci riguardassero le violenze di genere o le morti per aborti clandestini come casi eccezionali.

A noi provocava meno male immaginare che la lotta fosse giunta ad un buon punto, e le percentuali stessero diminuendo, e le nostre voci aumentando.

Ma arriva un punto in cui pure le voci non hanno più nulla di autentico da dire, che la sorpresa lascia spazio all’annichilimento. E bisogna tornare indietro.

Come ce lo spieghiamo, ora, che basta un soffio dritto al punto per far ritornare l’oppressione femminile ai vertici mondiali? O forse, sarebbe più giusto, chiederci come abbiamo potuto dormire sonni così profondi da pensare che ce ne fossimo liberati?

E ci chiediamo ancora, come qualcuno potrebbe pensare di sostenere che l’oppressione nostra sia un problema unicamente femminile, rifiutandosi di comprendere che se la società non libera le donne, allora non libera i suoi figli, non libera l’umanità?

E in definitiva come abbiamo potuto tacere, ancora, di come tutti i mali convergano nei modelli dei comportamenti virili: quindi nei comportamenti maschili delle guerre, e nei comportamenti femminili che credendosi femministi rinunciano all’essere donna e quindi sposano la virilità.

Che magnificenza di trappola.

Con quanta magniloquenza ci avete rivestito questa gabbia, sorelle femministe di Instagram.

Sputiamo su Hegel. Sputiamo pure sulle ideologie falsate degli anni 2000. Sputiamo sulle battaglie errate che ci hanno portato a perdere il focus. E poi sputiamo sui vangeli presi per buoni e mai ribaltati. Carla Lonzi doveva insegnarci a pensare contro.

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