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Per il 25 aprile evitiamo i partitismi di ogni genere.

E’ l’amor di libertà ad imporcelo

Il corona virus non ha fermato una giostra sacra, scontata e sempre verde in Italia: il 25 aprile etichettato come se fosse razionale e permesso dal buon senso farlo, giorno contestato, divisivo, presunto fazioso, presunto ipocrita.

Ed io, al netto degli studi, mi ritrovo davanti a delle verità su cui non posso e non voglio transigere.

La Repubblica è l’antitesi al fascismo per eccellenza

Allora perchè ci si ostina a voler ripescare i fantasmi del passato? Perchè si contesta con logiche di partito una festa nazionale che dovrebbe unire tutti indistintamente?

Una delle ragioni è da ricercare nel fatto che la Resistenza partigiana è da sempre cristallizzata nell’immaginario collettivo in un blocco monocromatico: il rosso comunista. Ma la Resistenza ebbe al suo interno tante di quelle divisioni che la resero suscettibile di guerra civile: i partigiani non erano unicamente comunisti, anzi quelli comunisti consideravano vicini al fascismo i partigiani non comunisti. E’ giunta l’ora, forse, di mettere da parte le convinzioni di questo genere e vedere il 25 aprile per quello che è: l’inizio di una democrazia e la fine di una guerra sanguinosa e mortifera, la fine di un totalitarismo. La Resistenza partigiana non è patrimonio rosso, è nazionale orgoglio.

Altra verità è che di tale festa si servono proprio tutti. Se ne avvalgono per fare politica aumentando il fuoco della divisione e delle fazioni, e se ne avvalgono persino i movimenti neofascisti che della tanto criticata ed odiata e ripudiata democrazia ottenuta col sangue di italiani -come loro si badi, neanche fossero di straniere fattezze – si servono per mettere piede nel sacro Parlamento e ascendere al Governo. Così continuano a vagheggiare nell’aria incoerenti convinzioni, convinzioni proclamate surrettiziamente in un clima di impunità perenne.

Pateticamente queste cadono davanti alla Storia ed a quel pilastro inviolabile ed eterno che è la nostra Costituzione. Proprio questa, davanti agli occhi di tutti, sbeffeggiata da coloro i quali sono liberi di dire le loro nefandezze grazie al 25 aprile. Non è paradossale?

Viviamo in una Repubblica frutto di principi ispiratori democratici e rigorosamente, inevitabilmente, antifascisti. Non ci credo ai proclami nostalgici, ai “credere, obbedire, combattere.” E non ci credo perchè hanno la possibilità di passeggiare nelle tv e sui giornali solo grazie alla Resistenza rinnegata sicchè se solo mai in un distopico, spero, futuro tornasse un Mussolini i viziatissimi di oggi alla Patria non donerebbero neanche una goccia di sangue.

Una Resistenza che non si ferma ai partigiani

Perchè è controproducente parlare di Resistenza riferendosi ai soli partigiani? Perchè essa non inizia e finisce con loro. Non furono i protagonisti indiscussi e solitari. Molti furono i metodi per ribellarsi al regime, molti gli eroi sul lavoro: medici, ferrovieri, contadini, imprenditori, donne ed operai. Un macrocosmo complementare alla lotta partigiana.

Leggi anche: http://valentinafalsetta.it/2020/05/08/grup-yorum-morti-dissidenti/

Perchè si parla ancora di un pericolo fascista

Il fascismo è stato sepolto dall’antifascismo nel ’45. Esistono ora sbiaditi imitatori infervorati dal mito del Passato e colmi di incoerenti idee o approfittatori del pensiero medio. E questo è tutto.

Dov’è che l’antifascismo oggi deve lavorare e persistere? Nei valori enunciati dalla Costituzione, solo quelli, ideali teorici ancora troppo parzialmente realizzati, possono permettere una piena realizzazione dei valori auspicati dall’Assemblea Costituente. Quello che non deve fare è trincerarsi dietro alle logiche comuniste, logiche forzate, concedetemelo.

L’antifascismo che vince è quello che lascia da parte e nel passato le incoerenze che per loro natura sono insite nei partiti. Si vince solo se si abbandonano le argomentazioni strumentalizzate sui partigiani criminali che pure, obiettivamente, ci furono.

Non sono comunista, non sono fascista, la Libertà non ha colore. Mi si perdoni se non sento alcuna necessità di etichettarmi per comprendere ed apprezzare la valenza inviolabile e granitica della Resistenza Partigiana.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Published in Attualità Politica

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