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L’intervista: Viaggio in Egitto fra militari e rivolte…

L’intervista è anche su La nuova Calabria https://www.lanuovacalabria.it/post/lintervista-di-valentina-falsetta-viaggio-in-egitto-fra-militari-e-rivolte?fbclid=IwAR30hsxnd6LVLIkWfwioQGPBAtUpsN8OrRP1lylfkfu9sX-Dy1u71a0jgJk

Giorni fa venni a conoscenza della morte di Shady Habash detenuto in carcere per aver pubblicato un video satirico ai “danni” di Al Sisi, dell’arresto violento di uno youtuber ed oggi dell’arresto dell’unica redattrice di giornale libero in Egitto perché colpevole di intervistare la madre del suddetto youtuber. Ma mesi prima lessi di Zaki, lo studente egiziano a Bologna, attivista, torturato, attualmente detenuto in Egitto e chissà fra qualche tempo quali notizie arriveranno. Anni prima tutti apprendevamo della morte di Giulio Regeni.

Egitto, terra di faraoni, piramidi, storie che si intrecciano in un crescendo di ricchezza e in cui la costante rimane invariata nel corso dei secoli: ci sono i privilegiati, e poi ci sono gli schiavi. Ultimo gradino della piramide sociale. Poveri, sopravvissuti, impossibilitati dalla rassegnazione a desistere o a recedere dal meccanismo.

Per parlare degli ultimi anni e delle vicende che hanno portato al trono di Al Sisi avevo bisogno di uno sguardo interno, sveglio, qualcuno che avesse visto coi propri occhi i meccanismi del regime. Ho cercato negli anfratti del web e mi sono imbattuta in una persona che faceva al mio caso. In realtà la persona in questione doveva essere un tramite, un ponte fra me e l’Egitto. Ma subito mi mette in guardia: gli egiziani, che pure vivano in Italia, non parleranno e non ci metteranno la faccia. A meno che non vogliano rivedere la propria famiglia. Così pongo delle domande al mio interlocutore e la sua testimonianza diretta è più utile alla causa di quanto pensassi, posso pubblicarla, a patto che rimanga anonima.

Dunque per motivi di “sopravvivenza” politica, abbiamo deciso di chiamarla così, l’Interlocutore sarà su questa pagina una semplice X.

Partiamo dall’inizio…

Valentina F.: …Ti spiego, sarebbe utile avere una visione interna della questione egiziana, piuttosto che scrivere unicamente da un punto di vista occidentale, e seppur sensibile, non capace di narrare per visione diretta. Sarebbe interessante capire come un tale regime militare in Egitto ha preso piede, portando ad un tale ampliamento di poteri, vedi gli arresti immotivati. La situazione dei diritti umani in Egitto peggiora di giorno in giorno.

X: Sì, capisco. Ma neppure un egiziano che stia in Italia potrebbe fare questo. Altrimenti non potrà semplicemente rivedere la sua famiglia. Tra l’altro, da noi se vogliono uno dentro, non servono spiegazioni perchè ci sono mille modi e mille accuse da accollargli. E’ regime. Una rivoluzione non ha portato a niente con migliaia di morti, che hanno dato la loro vita per un futuro migliore. E il giornalista italiano che è stato ucciso dai servizi segreti.. è stato ucciso perché aveva sotto mano informazioni che dimostravano quanto era corrotto il governo! Ad ogni modo non si tratta solo di regime, la situazione è più complessa perchè una gran fetta del problema è rappresentata dal popolo. Un popolo che al 55% è sotto la povertà ! Che non sa fare altro che obbedire e farsi guidare da chiunque dia un soldo in più, non interessa la libertà perché non conosce il significato. Perchè non l’ha mai conosciuta.

Valentina F: Credo tu abbia ragione. Non c’è mai un solo carnefice, spesso v’è invece la vittima che diventa carnefice di se stesso e di quei pochi che vorrebbero insorgere. Vuoi per impossibilità, vuoi perchè si pensa a come lavorare, sopravvivere, non alla libertà. Ma tale libertà, non è poi un qualcosa di così astratto che appartiene al mondo delle idee… Come si vive in Egitto sapendo che per una battuta ironica potresti trovare i militari alla porta? Tra l’altro in condizioni carcerarie che fanno pensare ai desaparecidos. Vivi per un periodo di tempo, tenendo buone le proteste internazionale, e poi morti. Come carne da macello.

X: In questo caso c’è da dire che ci sono tre tipi di classi sociali! Il primo è quello che pensa solo a sopravvivere e a continuare a mandare avanti la sua famiglia a qualsiasi costo. Non gli interessa chi vince e chi perde le elezioni, fammi dire anche che da noi nell’arco di 60 anni è avvenuta una sola elezione con sincerità, dopo la quale è avvenuto il colpo di stato e il resto è storia nota.
Il secondo tipo è quello cui conviene questo regime ma non ne fa parte, conviene il silenzio e l’assenso affinchè i suoi interessi continuino ad andare avanti senza problemi, con le raccomandazioni ecc..
Poi il terzo, quello che in realtà comanda! Cioè i militari e i politici e i loro soldati fedeli che poi sono sempre del popolo. Ormai si è superato il discorso della paura di essere arrestato per una battuta, come dici, e si è capito che non si devono fare finché vorrai vivere una vita tranquilla.

Parliamo di primavera araba…

Valentina F.: Molti all’epoca della rivoluzione del 2011 sostennero che anche se i rivoluzionari sostenessero idee di riforma giuste, alla fine le stesse avrebbero potuto sfociare in fondamentalismo pericoloso, infatti, ad esempio l’Iran sperava che anche l’Egitto prendesse una svolta teocratica come successe con Khomeini… Cosa ne pensi? Non sia che il pericolo del fondamentalismo alla fine sia stato superato da una finta democrazia

X: Si è proprio così, anche perché se vai a guardare, dopo la nostra rivoluzione, c’è stata in Siria e in Libia e in tanti altri paesi! La Libia ora si è trasformata in campeggio o rifugio per chi sostiene il fondamentalismo

Valentina F: Quindi alla fine la primavera araba, altro non è stata che un’esercitazione per questi movimenti. Purtroppo non ha portato ad una svolta democratica del Paese.

X: Purtroppo sì, è stato così.

Valentina F: Secondo te come mai questo finto cambiamento democratico ha avuto la possibilità di nascere e svilupparsi?

X: Per l’ignoranza del popolo e perché la rivoluzione non è stata nè ben organizzata nè ben “approfittata”, ovviamente dalla parte del popolo, perché dalla parte dei partiti politici, ne hanno approfittato fin troppo.

Valentina F: Sono d’accordo. Però c’è un punto che non mi quadra. Dopo che Mubarak è uscito di scena è entrato in gioco l’esercito, quindi vi è stata un governo della giunta militare. Dopo, l’approvazione degli emendamenti alla costituzione, e successivamente elezioni, è corretto?

X: Sì. Diciamo che l’esercito ha avuto anche un ruolo nel togliere Mubarak, anche se gli erano fedeli. Perché era uno di loro.

Valentina F: Alcuni, ho visto, ritengono Al Sisi un Salvatore perché combatte gli jhadisti, e comunque ha vinto alle elezioni con una grande percentuale, vorrei capire cosa ha portato il popolo a riporre fiducia in lui, a meno che le elezioni non siano state truccate

X: Sì, ma non puoi chiamarle elezioni se vai a pagare gente che sta per strada e gente che non sa la A e la B, il potere non è fiducia. Anche avere i media in mano è il potere. Chiunque scendeva in campo contro Al sisi e si candidava veniva arrestato, quindi era l’unico candidato. Avessimo un modo di pensare nostro e proprio, avremmo dovuto aspettare che Mohamed Morsy finisse il suo periodo, solo dopo avremmo dovuto eleggere un altro! Invece dopo un anno dalla sua nomina con tutto il sistema contro, siamo andati a fare un’altra rivoluzione chiedendo di toglierlo perché non è riuscito ad aggiustare tutto ciò che ha fatto Mubarak nell’arco di 30 anni.

Valentina F: Quanto c’entra con la sua destituzione il fatto che Morsy volesse mettere nella costituzione leggi della sharia? Al Sisi credo abbia sfruttato questo momento di disaccordo, facendosi portavoce della minoranza cristiana.

X: Ascolta… ci sono molte cose che non ti ho detto ma le ho vissute. Morsy aveva tutto il sistema contro, se con Mubarak toglievano la luce 6 ore al giorno, con Morsy la toglievano 12 ore, per far insorgere il popolo, non si potevano più sporgere denunce, dicevano che quando Morsy sarebbe andato via tutto si sarebbe sistemato. Un programma famoso, di satira, lo prese in giro. Lui fu il primo Presidente che non prese provvedimenti per questo, quando la stessa cosa venne fatta ad Al Sisi puoi immaginare le ritorsioni. La religione c’entra. Ha avuto un ruolo importante la Chiesa copta, ma l’hanno usata entrambi.

Valentina F: Certo c’è da dire che la religione in tutte le vicende delle primavere arabe c’èntra molto. Il fatto che non ci sia stato un candidato laico ha influito, forse finchè verrà usata la politica le cose continueranno ad andare male.

X: Penso che finchè la useranno per profitti continuerà ad andare male. Ma penso che Morsy sia stato usato anche dal suo partito.

Valentina F: I fratelli musulmani? Perchè è stato usato dal suo partito secondo te?

X: Perché nel periodo in cui lui cercava di mantenere il controllo, dall’altra parte aveva tutto il governo contro! E di conseguenza reagivano i fratelli musulmani con attentati ai confini del Sinai e in città, e hanno parlato a nome di Dio, invece lui cercava sempre di essere imparziale.

Valentina F: C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?

X: Ci sono stati 9 ragazzi, uno o due anni fa, li hanno arrestati con l’accusa di aver organizzato e ucciso il vicepresidente, e invece erano ragazzi normalissimi, li avevano arrestati in una manifestazione, poi sono stati sottoposti a torture in carcere con elettricità ecc, in modo da far loro ammettere di averlo commesso. All’inizio hanno resistito alle torture ma dopo un po’ come chiunque farebbe, si sono arresi e hanno confessato, si sono accollati la colpa e li hanno impiccati. L’anno scorso le forze speciali dell’esercito hanno arrestato un terrorista internazionale, in Libia, e ha confessato di essere stato lui ad organizzare l’attentato dell’omicidio del vicepresidente. Come vedi siccome i ragazzi non erano figli di nessuno, persone povere, non è successo niente. Non ha avuto rilevanza internazionale come avrebbe dovuto essere e non c’è stata giustizia per le loro famiglie. Vorrei che tu lo facessi presente nel tuo articolo, se riesci, per favore.

Valentina F: Lo farò, è la solita storia della montagna che ingurgita i sudditi. Vedo un Medio Oriente oppresso e schiavo in uno scacchiere ben orchestrato.

©Riproduzione riservata

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Published in Diritti umani L'intervista

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