Skip to content →
loading...

Emergenza Co-vid: coronabond e unificazione finanziaria dell’eurozona?

26 Marzo 2020

Della giornata odierna rimane in mente la voce rotta dal pianto del deputato Belotti: “non sappiamo più dove portare i morti”, la speculazione del sito internet GoFundMe e l’opposizione italiana che senza pietà alcuna verso il popolo diffonde fake news senza la diligenza di verificare quanto pubblicato in un momento storico così delicato.

 E mentre leggo di tali speculazioni, vergognose, il dolore è lo stesso di quello che mi hanno lasciato le immagini dei mezzi militari che trasportano fuori da Bergamo i feretri dei nostri connazionali, come si nota, il minus habens non si arresta neanche davanti alla morte, anzi, cerca di trarne vantaggio.

Ed eccoci, traballanti, in Stato d’eccezione, forzati a leggere sui vari social di abomini giuridici capaci di far esplodere i manuali e la Costituzione in coriandoli, dulcis in fundo ad aspettare il bollettino quotidiano.  

 Le fonti: 

https://www.punto-informatico.it/gofundme-antitrust/

Dopo tutto ciò, avvenuta l’apertura verso le camere, un punto fermo importantissimo cui seguirà il vertice europeo di domani: il presidente del Consiglio Conte ed altri otto leader europei chiedono in una missiva indirizzata al presidente del Consiglio d’Europa di utilizzare un nuovo strumento oltre ai fondi del Mes: i coronabond, in sostanza gli Eurobond.

In realtà questi non sono affatto di nuova ideazione, difatti da anni si discute della loro applicazione o meno, trovando la strada sbarrata dai paesi nordici e dalla Germania e il motivo è di pronta intuizione: perché i Paesi europei con meno debito pubblico avrebbero dovuto assumersi il rischio per Paesi come il nostro, con un elevatissimo debito pubblico?  

Ed anche oggi, con una pandemia in corso, nonostante il tenore ottimista di molti la Germania risponde negativamente a questa possibilità ma la proposta di fatto non è ancora fuori dal tavolo.  

Parlando di Eurobond devo certamente nominare anche i pandemic bond, niente di meno risalenti al 2017, questi sono stati collocati dalla World Bank con una scadenza al 2020, e riguarda due categorie di titoli: classe A a rischio ridotto e classe B, più rischiosa. 

In circostanze normali, gli investitori incassano i rendimenti e alla scadenza si vedono rimborsare il capitale iniziale. Ma se un’epidemia coperta dal contratto, ossia associata a una delle sei categorie di virus compresi in questa ”scommessa finanziaria”, tra cui il Coronavirus, viene  dichiarata pandemia dall’OMS, ecco che i sottoscrittori perdono la scommessa.  

Ora torniamo ai più vicini coronabond: quale sarebbe l’impatto di un tale strumento sull’eurozona? 

Innanzitutto la BEI potrebbe emettere queste obbligazioni, mentre a garantirne la solvibilità sarebbero i Paesi membri dell’Unione. In questo modo diminuendo il rischio di insolvenza per esempio per Italia e Grecia, il tasso d’interesse sarebbe più basso rispetto a quello che si chiederebbe all’Italia come unico emittente. Ci si troverebbe in sostanza in presenza di una garanzia condivisa, e le spese necessarie per affrontare la crisi Co-vid sarebbero sostenibili.

Ma, come ho già accennato, i Paesi a debito più basso non avrebbero alcun vantaggio e interesse a pagare una parte del rischio di insolvenza di altri stati membri, e sempre la Germania, ha sostenuto che questo tipo di strumento finanziario non incentiverebbe un comportamento più moderato e responsabile per quanto riguarda la gestione del denaro pubblico. Fra i molti che hanno commentato quest’ipotesi, quasi unitariamente si sostiene che la pandemia ha messo ancor di più in evidenza l’incompletezza e la fragilità dell’unione economica e monetaria, altri sostengono che l’unica utilità sia quella di ”scaricare” il peso del debito pubblico sulle spalle di Stati non problematici, altri ancora, non so se realisticamente, gridano alla fine dell’Unione Europea.

Intanto una risposta da Berlino non è tardata ad arrivare, il ministro dell’economia ha gelato definitivamente la possibilità di poter accettare quello che definisce una sorta di rimpasto di vecchie idee già discusse e superate. 

Ricordo che al momento sul piano europeo i provvedimenti più significativi sono stati la sospensione dei vincoli di bilancio che in pratica permetteranno alle nazioni colpite di sforare il deficit senza subire sanzioni, in aiuti di stato che dovrebbero consentire aiuti alle imprese per evitare il collasso e lo sblocco di 37 miliardi di fondi.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

loading...

Published in Attualità

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *