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Quel tipo di Donna.

“Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico.”

 A volte vorrei essere quel tipo di donna che riesce a perdonare le debolezze dell’uomo, o quanto meno, ad accettarle; spesso ci riesco, con grande sforzo, ma si tratta di errori innocenti, di malefatte derivanti il più delle volte da una mia presunzione che cosciente abbandono.

Vorrei essere quel tipo di donna, per risultare meno scostante, ma non ci sono riuscita neppure quando accecata volevo attenuarmi, come i colori di una foto in fase di modifica.

E se con tutti i difetti posso conviverci, invece non transigo sulla vigliaccheria: la più infausta delle compagne che qualcuno possa avere. Non la capisco e non la perdono.

Negli anni, a causa di questa, ho detto addio ad amici e conoscenti, sempre coerente con l’intransigenza di cui parlo ne dimentico la voce e non ne sento alcuna mancanza.


Mi sembra addirittura che la codardia, l’invidia di alcuni soggetti che nella vita si imbattono nel nostro cammino,attribuiscano a chi le possiede una patina di miseria, di così poco valore umano, da farmelo disprezzare totalmente. Li tengo lontani, e da lontano li guardo nuotare in un mare di autocelebrazione mista ad illusione: per un breve attimo qualcuno di loro mi è sembrato persino attraente, vestito di una luccicante intangibilità.  -“Chissà cosa mi aspetterà quando l’avrò raggiunto, quale meraviglioso tesoro che si nega al mondo per non essere scoperto”.

Niente, ve l’assicuro, alla fine della corsa non troverete quello che avevano prospettato. Soltanto una nuova consapevolezza che farà da lezione per le prossime volte: tutto il palcoscenico è stato allestito per rendere più interessante e misteriosa una banale  e scontatissima viltà.

Altre volte vorrei essere una di quelle donne che di storie  di uomini e di amori scrivono e scrivono fino alla nausea, fino a parlare dello stesso concetto in centinaia di modi diversi… per destare curiosità nelle lettrici, ma la verità è che non penso di esserne capace. Per Dio! Sì, gli amori finiscono e finisce tutto in questo ciclo infinito. Un giorno di vita, forse un mese, sprecato a pensare ai se e ai me può bastare.

La viltà di cui parlo la vedo in ogni dove, ma soprattutto nel pensiero, ancora presente, che vede noi altre come una sorta di animaletto di cristallo da porgere con delicatezza sulla mensola più alta e che in fin dei conti sia meglio così. E per questo una rabbia cieca mi invade quando sono testimone di inutili sottomissioni, di auto denigrazioni, il che mi fa venire voglia di spronarmi e spronarvi da uno stallo assolutamente controproducente.

Femminismo paritario

Tutte queste contraddizioni, invischiata fra quello che sono e quello che la società vorrebbe che fossi, mi induce ad avere un momento di titubanza, quello in cui mi chiedo se davvero ne valga la pena, di rimanere così saldamente attaccata ai miei princìpi e continuare la crociata del femminismo, come lo chiamo io, paritario, quello in cui immagino un mondo dove quest’ultimo non lasci  spazio a stereotipi di stampo sessuale in ambito lavorativo, permetta senza inutili pregiudizi di essere potenti tanto quanto gli uomini, e che da tale potenza derivi il diritto di difendersi dall’arretratezza di schemi preimpostati, una società che accetti miriadi di tipi di donna.

E mi chiedo, se alla fine di tutto, sarà stato meglio vivere come volevo io o come volevano vedermi. Domanda banale ai più, ma sicuramente centrale in una realtà che ti vuole insicura, sciocca e bisognosa. Poi passa anche quel momento, per fortuna, come i fuochi passeggeri, e preferisco essere l’Iron Lady piuttosto che la soldatessa del famoso sesso debole.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Published in Società

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